Cos’è Emica?

Emica è un insieme di progetti comunicativi, educativi, di sensibilizzazione e ricerca per la decostruzione di stereotipi.

Per contrastare ogni forma di pregiudizio.

Per dissipare facili tabù.

Per fornire alternative a narrazioni tossiche.

Proponiamo spunti di riflessione, spazi di confronto, di discussione e opportunità condivise di insegnamento reciproco.

Convint@ che per capire sia necessario aprirsi all’incontro e alla condivisione, siamo persuas@ che per decostruire e decostruirsi sia indispensabile saper modificare il proprio sguardo, cambiare prospettiva.

Pensiamo che per accompagnare sia imprescindibile riconoscere, in un gioco di rinnovata identificazione, in equilibrio tra affinità e differenziazione.

Crediamo che le pluralità delle espressioni umane siano fonti inesauribili di esperienza e di crescita.

Non educhiamo alla pluralità, educhiamo con pluralità affinché il processo di apprendimento sia un percorso vitale, orizzontale e circolare in costante divenire.

Gli hashtag #

Riassumono i tre passi della nostra filosofia:

#condividerepercapire

Stare insieme, condividere luoghi di vita, fare esperienza diretta con persone che portano con sé una storia famigliare, una condizione economica, un senso di appartenenza culturale diverse dalla nostre: pensiamo sia il modo migliore per aprire spazi di comprensione reciproca.

#conoscereperdecostruire

Curiosità, disponibilità all’ascolto, volontà autoriflessiva: ingredienti che ci portano a dubitare delle nostre certezze e ci permettono di prendere in considerazione che punti di vista altri possano trasformarci e arricchirci in un’ottica di crescita costante e collettiva.

#riconoscereperaccompagnare

Sforzo di immedesimazione: per intraprendere percorsi educativi e formativi, per svolgere lavori di cura e accompagnamento al cambiamento è fondamentale dimostrare alle persone il riconoscimento della loro dignità, del loro diritto a essere, esistere, esprimersi e realizzarsi.

Chi siamo

Silvia Fredi

Nata e cresciuta a Brescia, dove ha conseguito il diploma, ha poi proseguito gli studi in Veneto, conseguendo la Laurea triennale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Padova e la Laurea Magistrale in Interculturalità e Cittadinanza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi sulle migrazioni femminili e il lavoro di cura. 

Ha maturato diverse esperienze lavorative nell’ambito delle migrazioni dal 2008, in diversi servizi educativi e/o di accoglienza rivolti ad adulti, minori e famiglie di origine straniera e/o richiedenti Protezione Internazionale. 

Parallelamente ha perfezionato gli studi con la partecipazione al corso in Mediazione Etnoclinica presso il Centro Studi Sagara (PI) nel 2018 e, attualmente, al corso di perfezionamento in Violenza contro le donne e minori: conoscere e contrastare il fenomeno presso l’Università Milano Bicocca.

Miria Gambardella

Cresce sul confine tra Svizzera e Italia. Studia a Barcellona e a Neuchâtel dove nel 2015 consegue una Laurea Triennale in etnologia e filosofia (lettere e scienze umane) e nel 2017 una Laurea Magistrale in antropologia (scienze sociali) con una tesi sulla solidarietà internazionale con le comunità indigene del Chiapas a seguito di una ricerca di campo di 6 mesi in Messico.

L’impegno nell’ambito della cooperazione internazionale la porta più volte in Mozambico, Sud-Est asiatico e America Centrale. Alterna ricerca e progettazione al confronto diretto con l’utenza. Nel 2018 si stabilisce a Brescia dove lavora con famiglie migranti e successivamente in una casa di accoglienza per madri con figli@ che escono da situazioni di violenza domestica.

La prospettiva antropologica, sviluppata durante gli studi e applicata sul campo, rappresenta un’importante risorsa per garantire la pertinenza di interventi il cui impatto dipende dalla comprensione del contesto socio-culturale, delle dinamiche di potere che l’attraversano, di ogni forma di esclusione e di ingiustizia sociale.

“Emica nasce dalla speranza che lo sguardo antropologico possa farsi moltiplicatore di sguardi e aprire nuove possibilità di lettura del mondo e delle relazioni che ci attraversano.”